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Baricentri e contromosse

Mentre in Iran proseguono le rivolte contro il regime democratico di Ahmadinejad, in Italia i mussulmani affilano le lame (quelle legali) e lo fanno in risposta alla pioggia di ordinanze e divieti che vengono sempre più spesso adottati a loro danno. I comuni più emblematici del fenomeno sono, manco a farlo apposta, quelli con Sindaco leghista; i divieti riguardano principalmente l’apertura di fastfood etnici (kebabberie) all’interno dei centri storici, la possibilità per le amministrazioni locali di vietare manifestazioni religiose, il poter indossare il Burka e l’ultima trovata in materia d’integrazione islamica: il burkini.

La contromossa dell”UCOII (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche italiane) non si è fatta attendere e, forte dei finanziamenti sauditi, ha annunciato di aver affidato ai propri legali un centinaio di ricorsi che, data l’indole della magistratura italiana, hanno ottime probabilità di essere accolti. Dall’altra parte la maggioranza non è molto compatta e trasmette messaggi un po’ ambigui e contraddittori; così, mentre la Lega calca la mano e applica la tolleranza zero, il Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini è riuscito a spiazzare tutti ancora una volta con la solita dichiarazione che smentisce e annulla tutte le sue precedenti: “Il nuovo moderno e strategico impegno delle istituzioni deve inoltre essere quello di far sentire l’Italia come patria anche a coloro che vengono da paesi lontani e che sono già o aspirano a diventare cittadini italiani. Non si può chiedere a questi nuovi italiani di identificarsi totalmente con la nostra storia e i nostri costumi. Sarebbe ingiusto e sbagliato pretendere di assimilarli alla nostra cultura“. Cosa risponderei all’ex missino potete immaginarlo, per fortuna mi hanno preceduto con maggior stile sia Roberto Calderoli: “Fini dica qualcosa di destra ogni tanto”, sia Roberto Cota: “La cittadinanza è una cosa seria: non si può dare né all’ultimo che arriva né a chi, per caso, nasce nel nostro territorio”. Ma usciamo dalla bagarre della politica romana e soffermiamoci su cosa sta realmente accadendo in Italia e soprattutto al Nord. Le ragioni che hanno indotto gli amminstratori locali del Carroccio (ma non solo) ad adottare queste misure sono talvolta ovvi, altre volte molto difficili da comprendere e, a giudicare dalle dichiarazioni degli stessi promotori, anche da illustrare. Vediamoli assieme:
  • qualcuno si è forse accorto di quanto sia paradossale e insensato che, facendo un gita fuori porta, magari visitando una città storica, nelle vie centro, anzichè le botteghe storiche e i ristoranti tipici, si trovino solo maleodoranti kebabberie? La Regione Lombardia sì e qualche mese fa ha approvato un Legge Regionale che pone non poche restrizioni agli esotici ristoratori i quali, oltre a non poter più aprire le loro botteghe nei centri storici, saranno oggetto di frequenti e zelanti verifiche da parte dell’AUSL;
  • per quanto riguarda invece le manifestazioni religiose, alcune amministrazioni hanno realizzato che, se la manifestazione in questione non è autorizzata, gli islamici, quando si degnano di segnalarlo alle autorità, semplicemente se ne fregano e manifestano ugualmente. Vi ricordate quando in sincrono si presentarono i diverse piazze italiane per mettersi a cul busone e pregare? Il Consiglio comunale di Milano sta studiando una soluzione per evitare il ripetersi dell’episodio e ben presto confido che saprà sorprenderci con effetti speciali;
  • la questione Burka è la più semplice: in Italia, occultarsi il volto, rendendo impossibile l’identificazione è semplicemente vietato dalla Legge (salvo il Carnevale e celebrazioni simili); il fatto che i giudici con le loro sentenze la pensino diversamente è un altro paio di maniche. Le donne islamiche hanno poco da appellarsi alle loro usanze religiose. Come la mettiamo se la mia religione mi imponesse di andare in giro nudo? Lo potrei fare liberamente? Non credo? Come minimo, mi becco un multone;
  • il burkini, che potete ammirare nell’illustrazione qua accanto è, a sorpresa, l’argomento più complesso. In teoria, non c’è motivo di vietarlo; il volto resta ben visibile e consente alle donne islamiche più “ortodosse” di fare il bagno con le “impurità occidentali in bikini“. La questione è, però, ben altra e argomentarla non è facile; io ci voglio provare, non me ne vogliano i lettori se fallisco nell’intento:
    • un secolo fa non esisteva il Bikini, non esisteva neanche il costume intero come oggi lo conosciamo, figuriamoci il topless. Le ragazze d’inizio secolo, persino quelle più disinibite indossavano, infatti, dei ridicoli costumi: una via di mezzo tra un pigiama e una divisa da carcerato; li avrete senz’altro visti in qualche film o in una foto d’epoca. Il costume intero, seguito dal bikini e dal topless, anche se furono solo delle trovate commerciali, hanno scandito il percorso di emancipazione sociale e sessuale femminile che ha caratterizzato il secolo scorso.

      Fino a 10-20 anni fa, dove più, dove meno, era frequente e normale per le donne prendere il sole o passeggiare sulla spiaggia con le tette al vento e se il fenomeno sta progressivamente scomparendo è solo perchè si è scoperto che i capezzoli soffrono molto l’irradiazione solare. Dire Si al burkini di per se non è sbagliato ma rappresenta, di fatto, il primo pericolosissimo passo nella direzione sbagliata. Lo sanno bene le femministe svedesi che, dopo aver accettato di buon grado il costume islamico, hanno dovuto strenuamente lottare per riottenere la possibilità di frequentare le piscine in Topless. Le donne islamiche avevano, infatti, richiesto e ottenuto che venisse vietato. Riuscite a capire? Non si tratta più lottare per ottenere qualcosa: un diritto, una libertà; ma di lottare per poter conservare i propri usi e costumi perchè ai nuovi arrivati non vanno a genio.

La società democratica è un insieme di individui che si danno regole per la convivenza. L’introduzione in un determinato contesto socio-etno-geo-culturale (scusate il parolone impossibile) di cittadini che hanno diversi valori e una diversa concezione di società non può che modificarne tutti gli equilibri. Dovremmo, quindi, interrogarci se i nuovi baricentri culturali stiano arricchendo culturalmente la nostra società o meno. Perché, secondo me, dimostrarsi tolleranti e accoglienti oggi dicendo Si al Burkini significa dire No al Topless domani e, dati i nostri indici di natalità, dire No anche al Bikini dopodomani.

    Una vignetta satirica risalente a diversi anni fa, ben prima dell’invenzione del burkini

    Dovremmo tenere a mente che la democrazia e la libertà sono due cose ben diverse e l’una non prevede necessariamente l’altra.

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