Boom di non ammessi all’esame

I dati del Ministero dell’Istruzione: niente esame per 29 mila studenti (da “La Stampa” del 23 giugno 2009)

Sfiorano quota 29 mila i non ammessi alla prossima maturità. Secondo fonti ministeriali la percentuale dei ragazzi che non hanno ottenuto il via libera per sostenere l’esame di Stato che conclude il ciclo delle superiori è decisamente lievitato. Alla sforbiciata hanno contribuito le nuove regole introdotte: quest’anno, infatti, per accedere al più importante appuntamento del percorso scolastico, i ragazzi hanno dovuto conseguire nello scrutinio finale almeno la media del sei, calcolata comprendendo anche il voto sul comportamento. E per chi ha avuto il 5 in condotta niente ammissione all’esame di Stato. L’anno scorso i non ammessi all’esame di maturità furono circa 22.000. Si registra, dunque, un aumento di 7.000 studenti – equivalente all’ incirca al 30 per cento – fermati dai propri insegnanti prima ancora di arrivare davanti ai temuti commissari d’esame.

Era ora! Un po’ di meritocrazia anche nella scuola, feudo cattocomunista, garantista e assistenzialista.
Certo siamo ben lungi dalla selettività scolastica di cui necessita la nostra economia, specie il mondo del lavoro, ma almeno è un inizio.
Si perché ricordo com’era la scuola ai miei tempi (mi sono diplomato nel 2001) e, a parte a divertirmi, mi è servita davvero a poco. Gli ultimi anni delle superiori non ho nemmeno comprato i libri di testo, tanto non servivano: la promozione era assicurata o quasi.
Dopo il diploma ho avuto il buon (o il cattivo) senso di fermarmi, mi sono cercato un lavoro e ho cominciato a portare il pane a casa senza pensare neanche per un momento all’Università benché l’idea di divertirmi e fare il mantenuto per altri 5-10 anni mi allettasse un pochino.
I miei compagni delle superiori sono stati più furbi di me (tanto per cambiare) la stragrande maggioranza ha iniziato l’università, lasciando la provincia alla volta delle città universitarie. Più della metà ha abbandonato entro il 3° anno, chi “tiene duro” se la prende comoda, cambiando sovente facoltà e chi ce l’ha messa tutta ed è riuscito a laurearsi, magari a pieni voti, ha trovaro un “ottimo” lavoro precario da 3-400 al mese. (modello Tutta la vita davanti)

Ma a cosa dobbiamo questa situazione? Perchè l’Italia è messa così male?

Potrei dilungarmi in elecubrazioni (che parolona) storiche, sociologiche, politiche ecc. ma ve le risparmio anche perchè non posso certo vantare lauree o competenze in materia.

La questione è molto semplice o almeno lo è per me: la totale assenza di meritrocazia e selettività nel bel paese ci sta facendo affondare, sia nella competizione globale, sia al nostro interno. Siamo in troppi a volere lavori qualificati con il risultato che:
  • il valore di questi incarichi si è inflazionato e così abbiamo laureati in giurisprudenza che fanno praticantato per 10 anni per compensi che anche l’immigrato spazzino rifiuterebbe quindi solo chi sta bene di famiglia e si può far mantenere fino ai 40 può ambire a diventare avvocato.
  • i ricercatori, lavorano per pochi spiccioli, sia che non facciano niente, sia che trovino la cura per il cancro, perchè la sola idea di privatizzare la ricerca è una bestemmia, si sa. Non vorremmo mai ritrovarci nella situazione americana dove le multinazionali finanziano la ricerca universitaria e, in cambio, godono delle scoperte per una decina d’anni.
L’accesso all’istruzione è troppo semplice, mascherando il tutto come “libertà di studio” gli atenei permettono a chiunque di iscriversi e le rette sono ormai alla portata di tutti grazie ad una cospiqua elargizione statale alle università. Eppure non sarebbe così complicato: non puoi permetterti gli studi universitari?
  • se sei bravo ti diamo la borsa di studio e ti laurei senza spendere un euro
  • se non lo sei, c’è sempre il badile!

in molti paesi funziona così, e funziona anche bene.


Se la nostra fosse un economia sana in società sana al fenomeno dei “troppi laureati” corrisponderebbe l’aumento della retribuzione per i lavori manuali che stimolerebbe l’apertura di attività artigianali e piccole imprese ma, causa immigrazione = “manodopera scarsamente sindacalizzata”, stiamo assistendo al progressivo appiattimento delle retribuzioni su tutti i fronti a beneficio dei poteri forti e delle rendite di posizione.


Provate voi a spiegarlo ai sinistri, io sono stanco…

…troppo stanco e con la gola secca.

4 thoughts on “Boom di non ammessi all’esame”

  1. Il problema è dato anche dalla totale ignoranza e dalle promozioni a go go durante gli anni della scuola dell’obbligo, dal rapporto OCSE PISA dell’anno scorso si notava una totale ignoranza degli studenti italiani aventi età compresa tra i 14 ed i 18 anni, uno su cinque non sapeva spiegare l’alternarsi giorno/notte. Ho visto con i miei occhi una ragazzina di 15 anni ammettere candidamente di non aver la più pallida idea di chi fosse Napoleone Bonaparte. Forse è finalmente finita l’epoca del buonismo e del sei politico. Forse…

  2. Carino il commento di Anonimo che, scrivendo “ha” senza la “h”, conferma, innocentemente, quanto affermato da Vegard in merito al livello medio d’istruzione.

    Non credo l’abbia preso il badile, per ora.

  3. Ma si Umberto, come diceva Rupert Sciamenna “Ma questo è un coglione!”
    Poi danno a Voi leghisti degli ignoranti, mammamia, che gente che circola, e son sempre anonimi, come l’Anonima Sequestri…

Leave a Reply