bersani_e_la_lenzuolata

Cappotto

Che dire del risultato delle elezioni regionali senza sembrare ovvi e ripetitivi?
Non ne ho idea, quindi temo che sarò ovvio e ripetitivo.
Sconfitti:

Il Partito Democratico si conferma vincitore nelle regioni storicamente rosse anche se ne esce complessivamente a pezzi. Molto bene in Toscana dove il candidato si aggiudica quasi il 60%, rossa anche l’Emilia Romagna anche se Errani perde 400.000 voti (10%). Bene anche la Liguria dove il candidato uscente conferma i consensi. Assolutamente scontate le vittorie in Basilicata, Umbria e Marche dove il Centro destra non è molto presente o è molto male organizzato; oggettivamente bravo Vendola che però, lo ricordiamo, non è del PD. In sostanza, ci sono regioni dove il PD ha tenuto, altre dove è calato ma ha vinto, altre ancora dove e calato e ha perso ma non ci sono regioni dove è cresciuto e ha portato via la poltrona a qualcuno.

La politica dei due forni dell’Unione di Centro non ha premiato e, salvo in Lazio e in Campania dove i suoi voti sono stati decisivi, ha sostanzialmente fatto un flop. Casini si dovrà rassegnare: gli italiani sono diventati bipolaristi convinti.

Il Popolo della Libertà anche se ha strappato al centro sinistra molte regioni, tiene solo in Lombardia, nel resto del Paese cala e dove vince lo fa solo perché gli avversari sono calati di più (al sud) o dove l’apporto della Lega Nord ha compensato la sfiducia dell’elettorato nei suoi confronti. Berlusconi dovrà fare ancora una volta i conti con un partito (il secondo che fonda) assai meno popolare di lui. 

La c.d. “sinistra radicale” si salva solamente in Puglia dove conferma il Presidente uscente Vendola, qualche consigliere regionale qua e là ma, di sicuro, non potrà più dettare l’agenda politica di nessuno.



Vincitori:

Nessuno e dico NESSUNO (neanche l’Unità) può mettere in discussione il fatto che il vincitore morale e materiale di queste elezioni regionali sia la Lega Nord. Il partito di Bossi fa il pieno di voti ovunque si presenta. In Veneto supera di più di 10 punti percentuale il PDL e consegna palazzo Balbi all’ormai ex Ministro dell’Agricoltura, Luca Zaia che supera il 60% dei consensi. Cota si aggiudica il Piemonte, fino a ieri baluardo della sinistra e lo fa senza l’apporto dei casiniani (o casinisti). Cresce anche in Lombardia ma senza superare il PDL che, oltre al candidato Presidente, può contare sul decisivo apporto di Comunione e Liberazione, influente in Lombardia quanto le cooperative lo sono in Emilia. La crescita è comunque tale da permettere al partito federalista di pretendere il prossimo candidato Sindaco di Milano. In Emilia triplica i voti, elegge un consigliere regionale anche in Toscana e in Umbria. Unici fallimenti: Lecco, dove Castelli non diventa sindaco e Venezia, dove Brunetta (PDL) viene punito dall’astensionismo leghista. 

Grillo e il suo Movimento 5 Stelle sono la vera rivelazione di queste elezioni. Le liste del comico genovese eleggono due consiglieri regionali in Piemonte (con un 4.06% di voti tolti principalmente alla Bresso) e due in Emilia-Romagna (7%). Che Grillo piaccia o meno, il risultato delle sue liste civiche è notevole e rappresenta una novità nel palcoscenico della politica italiana. Adesso vedremo se un movimento considerato “di protesta” sarà in grado di fare delle proposte e, soprattutto, di portarle in porto. Un’occasione imperdibile per l’anti-politica, anche se sarebbe più corretto definirla politica anti-sistemica o anti-partitica. L’M5S (acronimo di Movimento Cinque Stelle) fa però un buco nell’acqua in Campania dove la voglia di cambiamento non è mai esistita  (ndr) e in Veneto dove la Lega e gli altri movimenti identitari intercettano il sentimento di protesta e antipolitica.

Gli equilibri politici sono sensibilmente cambiati: il Centro sinistra è passato da controllare 16 regioni alle attuali 9, il Centro destra da 4 a 11. Ma analizzando i dati demografici ed economici si evidenziano variazioni assai maggiori. Il Centro sinistra controllava 38.145.000 cittadini contro i 18.850.000 del Centro destra, ora il Centro sinistra ne governa solo 17.000.000 contro i 40.000.000 del Centro destra. Per quanto riguarda l’economia il trend è il medesimo, nel 2005 le regioni rosse gestivano il 65% del PIL, ora ridotto a 30%. Con questi numeri il Federalismo (anche quello istituzionale) non è più un miraggio, bensì un obbiettivo raggiungibile. Speriamo solo che la Lega non si lasci ubriacare dai troppi voti e dimentichi i suoi obbiettivi lasciandosi distrarre da questo o quell’altro crocifisso (ndr).

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