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Ciak, si taglia…

Lunedì scorso diversi esponenti del mondo dello spettacolo si sono dati appuntamento davanti a Montecitorio, sede della Camera dei Deputati per protestare contro i tagli che il Governo in carica intende apportare al mondo dello spettacolo. Per il prossimo anno, infatti, i fondi versati dallo Stato al FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) scenderanno dagli attuali 511 milioni di euro a 380, un taglio di 131 milioni previsto dal decreto anti crisi.

Tra i tanti volti noti c’erano Carlo Verdone, Nanni Moretti, Mario Monicelli ed Ettore Scola, Luca Zingaretti e Mariangela Melato, Ricky Tognazzi ed Enrico Lucherini, Paolo Virzì e Giuliano Montaldo, Valerio Mastandrea e Ascanio Celestini. Sempre per restare in tema di spettacolo (in questo caso comico) hanno sfilato anche il Segretario del Partito Democratico, Dario Franceschini e il suo fortunato predecessore, Walter Veltroni.

Per chi non lo sapesse, il Cinema italiano, come molti altri settori dello spettacolo, è tendenzialmente non autosufficiente, e molti dei film italiani che possiamo gustarci nelle sale cinematografiche hanno giovato di contributi pubblici. Anche molti dei film che non potremmo mai vedere perché talmente inguardabili che nessun distributore li ha voluti hanno goduto dei medesimi contributi; basti pensare che dal 1985 ad oggi lo Stato ha sperperato la bellezza di 2 miliardi e 170 milioni di euro.

Qualche anno fa, per collana “Manuali di conversazione politica”, distribuita a cadenza regolare assieme al quotidiano “Libero” e stampata a spese del Cavaliere, usci il volume “Cinema Profondo Rosso” nella cui appendice era riprodotto un elenco dei film che maggiormente hanno goduto dei contributi statali e un confronto con gli incassi a botteghino. Sicuramente, molti dei lettori di Libero che hanno avuto la pazienza di scorrere questa lista saranno inclini a boicottare, e a ragion veduta, i prodotti cinematografici nostrani.

Non so a voi ma al sottoscritto non sembra giusto che i cittadini, spesso e volentieri ignari, debbano pagare lo stipendio ad un branco di “cani” usciti dal DAMS o dall’Accademia delle Belle Arti solo perché lavorare al tornio non soddisferebbe le loro aspettative professionali ed artistiche.

Consideriamo anche che la storia del Cinema è piena di pellicole cosiddette “Low Cost” che al botteghino hanno battuto lungometraggi con una generosa produzione. Qualche esempio? “Little Miss Sunshine” una divertente ma profonda commedia americana costata poco più di 8 milioni ma che, grazie anche a ottime politiche di distribuzione, un ne ha incassati più di 100, idem per “Sideways” e “Full Monty”.

Non mi sembra neanche che ci sia motivo per gli “artisti” e specie per gli “attori” di piangere tutta questa miseria dato che il settore cinematografico italiano è tutt’altro che in crisi. Un quarto dei biglietti staccati dalle maschere riguarda produzioni nostrane e qualità e quantità delle produzioni sono in lento ma costante aumento.

Vuoi fare l’artista? Una chitarra in mano e girovagare per il mondo in cerca dell’ispirazione? Liberissimo! Ma non grazie al mio sudore e alle tasse che pago. Scrocca gli ultimi mille euro ai tuoi e vattene in India a trovare te stesso! Poi, magari, restaci!

Smorzando i toni, è chiaro che emergere nel campo artistico è dura e senza un aiutino non vai da nessuna parte ma per come stanno le cose nel bel Paese, non sono i bravi a emergere bensì gli amici e gli amici degli amici dei politici che amministrano ed elargiscono. Ed ecco che la “Dandini & Co.”, le cui amicizie sono ben note, se ne esce con “Le Ragioni dell’Aragosta” commediola di serie B uscita in Agosto con un rapporto contributi-incassi di 10 a 1.

Uscendo dall’ambito della macchina da ripresa, ricordo che a Bologna, qualche anno fa, fu promossa a spese dei contribuenti una mostra d’arte dal titolo “La Madonna piange sperma”, il tema della mostra era “omosessualità e fede”. Vi risparmio gli strascichi polemici che l’iniziativa ha generato.

Quindi come valutare se un’iniziativa, un progetto, una storia è degna di essere finanziata e diventare un prodotto di spettacolo?

Dato che, a giudicare dai risultati, la “macchina” pubblica non è in grado di fare le opportune valutazioni, perché non lasciamo l’arduo compito al privato? Privato che, notoriamente, è molto più capace e lungimirante. Se poi vogliamo proprio aiutare il settore, la soluzione è semplice: detassiamolo, magari così cala anche il prezzo del biglietto. Se non faremo così continueremo ad alimentare un altro carrozzone all’italiana e solite cicale continueranno a divertirsi alla faccia delle formiche.

Ricordo, inoltre, a tutti che SIAMO IN CRISI e dobbiamo stringere tutti la cinghia, lo facciano anche i saltimbanco!

Suggerisco, infine, la lettura di un interessante articolo di Filippo Cavazzoni dal titolo:

“Il Cinema italiano è in crisi solo se lo finanzia lo stato”

Per chi volesse approfondire segnalo inoltre un altro articolo di Filippo Cavazzoni dal titolo:

“Uno spettacolo che non deve continuare – Perchè i tagli al FUS non vanno reintegrati”


2 thoughts on “Ciak, si taglia…”

  1. Ben detto! Non voglio pagare lo stipendio ai DAMSiani incapaci, come non voglio pagare per i giornali di partito che nessuno è disposto a comprare!
    Poi con questo scenraio apocalittico che descrive la Sinistra con l’Italia che va a rotoli e la gente che non arriva a fine mese qualche taglio mi sembra giustificato.

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