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Due pesi, due misure

Quando ci si lamenta della faziosità dei giudici italiani sembra di fare eco alle dichiarazioni del Cavaliere che, a torto o a ragione, incolpa di ogni problema la stampa e la magistratura di sinistra. Silvio, si sa, non è molto bravo ad argomentare le proprie posizioni, resta che, di solito, ci prende. Io non ho certo le doti dell’Affarista di Arcore, come sono soliti chiamarlo certi giornalisti, ma proverò a verificare se, almeno per quanto riguarda le toghe, il premier ha ragione o meno.
A tal proposito ho preso in esame due casi piuttosto noti:
quello che ha visto in azione il GUP (Giudice per l’Udienza Preliminare) Clementina Forleo e il processo dei tre nordafricani accusati di terrorismo, l’altro riguarda, invece, il PM (Pubblico Ministero) Guido Papalia e i Serenissimi.

I tunisini Maher Boujahia e Ali Toumi e il marocchino Mohamed Daki
vennero arrestati nel 2003 con l’accusa di Associazione a delinquire finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e Associazione sovversiva finalizzata alla Terrorismo internazionale oltre ad altri reati “minori” come ricettazione, e falsificazione di documenti. I tre, secondo gli inquirenti, erano membri di una cellula terroristica che si occupava di reclutamento, raccolta fondi e pianificazione di attentati terroristici in Iraq e Afganistan. La Forleo, con la sua sentenza del gennaio 2005, rivide l’accusa principale di Associazione sovversiva finalizzata alla Terrorismo internazionale derublicandola in associazione sovversiva finalizzata alla guerriglia armata, cavillo legale che ha comportato una sensibile riduzione della pena e la conseguente scarcerazione dei tre. Otto mesi dopo la Corte d’Appello confermò la clamorosa assoluzione.
A quel punto il Ministro dell’Interno, Pisanu, disarmato e irritato per quanto disposto dai giudici, dispose l’espulsione coatta dei tre islamici; spiegando che, anche se per la magistratura i tre soggetti non erano pericolosi, c’erano elementi sufficienti per poterli espellere dal Paese. Per fortuna (visto l’andazzo, chiamamola così) nel 2007 la seconda corte d’Assise d’Appello annullò le precedenti sentenze, riconfermando l’accusa di terrorismo e condannando Daki a 4 anni e gli altri due imputati a 6 anni.
I tre mussulmani, che dopo le prime due sentenze, gridarono in aula “Viva la Giustizia italiana” hanno reagito male alla terza e, tramite i loro avvocati, hanno dichiarato che la Sentenza era stata fabbricata dalla Procura. Eh sì, lo hanno fatto per bocca dei loro legali, perché i tre terroristi (ora li possiamo chiamare così senza rischiare denuncie per diffamazione) sono nei rispettivi paesi d’origine, in piena libertà. Qualche anno dopo la carriera della Forleo, fino ad allora molto promettente e in costante ascesa, subì un forte arresto. La togata, infatti, si è fatta autogol volendo, ingenuamente, inquisire Fassino, D’Alema & Co. nel caso “UNIPOL”. Non credo che sentiremo parlare molto di lei nel futuro.
Analizziamo adesso il caso che vide al lavoro il Pubblico Ministero Giudo Papalia.
I Serenissimi, così furono rinominati dalla stampa, erano un gruppetto di nostalgici della Repubblica di Venezia, di cui volevano la restaurazione.
La notte tra l’8 e il 9 maggio del 1997 i Serenissimi, partiti dal padovano, fecero irruzione, con l’ausilio di un autocarro camuffato da blindato, in piazza San Marco e, mentre alcuni tenevano “sotto tiro” la piazza con il carro, gli altri si introdussero sul campanile, interferendo sulle trasmissioni televisive e issando la storica bandiera della Repubblica di Venezia.
Il gesto era puramente dimostrativo, il carro era palesemente inoffensivo e l’unica arma imbracciata dai dimostranti, oltre a risalire alla seconda guerra mondiale, era priva di munizioni.
I Giudici italiani, su richiesta del PM Guido Papalia e su pressioni dello Stato inflissero ai Serenissimi pene durissime:
Antonio Barisan: 6 anni; Gilberto Buson: 6 anni; Flavio Contin: 6 anni; Fausto Faccia: 6 anni; Cristian Contini: 4 anni e 9 mesi; Luca Peron: 4 anni e 9 mesi; Andrea Viviani: 4 anni e 9 mesi; Moreno Menini: 4 anni e 9 mesi; Luigi Faccia: 5 anni e 3 mesi (non partecipò all’azione, ma ne fu ritenuto l’ideologo); Giuseppe Segato: 3 anni e 7 mesi (non partecipò all’azione, ma ne fu ritenuto l’ideologo);

In più di un occasione è stata chiesta, inutilmente, la Grazia per Luigi Faccia, ma nel 2000 l’allora Ministro della Giustizia, Piero Fassino (PD) blocco l’iter, ci riprovarono con la legislatura successiva, dove il Ministro della Giustizia era il leghista Roberto Castelli ma l’ultima parola spettava al Presidente della Repubblica, il Compagno Carlo Azelio Ciampi, che, naturalmente, rifiutò di firmarla.

Ricapitolando:
  • rubi, ricetti, falsifichi documenti, lucri sull’immigrazione clandestina, organizzi e finanzi il terrorismo internazionale, reclutando aspiranti attentatori: ti condannano da 4 a 6 anni (pene che non verranno mai scontate)
  • organizzi un azione politica dimostrativa, non ferisci nessuno, ti condannano da 3 anni a 7 mesi a 6 anni (pene scontate)

Non importa di che partito sei, non importa cosa pensi dei Serenissimi o dei terroristi islamici: questa non la puoi chiamare giustizia.



One thought on “Due pesi, due misure”

  1. Cosa si può aggiungere? Per loro i terrorsiti tagliatesta sono la Resistenza! Ma anche se facessero qualcosa di male la colpa a priori è nostra per il colonialismo! Come quando stuprano una donna la colpa è sua perché poco vestita! Quindi manda messaggi che nella cultura originaria del immigrato musulmano vanno capiti in un certo modo. Ergo, se lui non sa che la donna non va stuprata anche quando “poco vestita” è colpa nostra perché non lo abbiamo integrato! Così vedono il mondo i nostri giudici, perché appunto, sono rossi.

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