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Inversione di marcia

Il Governo turco di Recep Tayyip Erdoğan rischierebbe di essere rovesciato. Ad annunciare l’inasprimento dei rapporti tra i vertici militari e la magistratura, vicina al Governo in carica, sarebbero diversi quotidiani, sia nazionali, sia stranieri.
La Turchia, fin dalla fondazione della Repubblica nel 1923, ha sempre rappresentato il baluardo della laicità nel mondo islamico, oltre ad essere una delle poche democrazie effettive che a tutt’oggi si contano in paesi a maggioranza musulmana. L’allora Presidente e fondatore della Repubblica, Mustafa Kemal, rinominato successivamente Atatürk (padre della Turchia) ha rappresentato quanto di meglio possa capitare ad uno stato islamico; l’impronta fortemente laicista del politico, unita a ben definite distanze dal marxismo, ha portato la Turchia a radicali cambiamenti storico-culturali, trasformando un califfato monarchico e teocratico in una solida democrazia, politicamente, economicamente e militarmente forte e indipendente. Vediamo i principali cambiamenti apportati da Atatürk al paese che prima era del Sultano Maometto VI:
  • abolì il califfato;
  • laicizzò lo Stato;
  • riconobbe la parità dei sessi;
  • istituì il suffragio universale;
  • adottò l’alfabeto latino;
  • adottò il calendario gregoriano;
  • adottò il sistema metrico decimale.

Per difendere la laicità dello Stato, Kemal, che prima di darsi alla politica era un noto e capace Generale, inserì nella Costituzione un articolo che conferiva all’Esercito nazionale il compito di tutelare e difendere la laicità dello Stato, autorizzandolo a rovesciare il Governo in carica qualora tali principi si fossero trovati a rischio. Questo simpatico cavillo costituzionale ha impedito ai successivi governi insediatisi di prendere una pericolosa china estremista che, in un paese a maggioranza islamica, sappiamo bene cosa comporterebbe. La democrazia però, si sa, è famosa per avere sempre una data di scadenza. Nell’ultimo decennio, complici la connivenza tra politica e gerarchie militari e una identità islamica risvegliata dall’11 settembre, i partiti di stampo islamista, fino ad allora considerati quasi illegali, sono andanti via via crescendo, fino a assumere, per mano di Erdoğan & Co., il controllo politico ed amministrativo del paese. Il Primo Ministro turco che nel 1998 fu imprigionato per istigazione all’odio razziale dando lettura in pubblico di una poesia di  Ziya Gökalp: – “Le moschee sono le nostre caserme, le cupole i nostri elmetti, i minareti le nostre baionette ed i fedeli i nostri soldati“, come politico, è oggi maturo e razionale; ha imparato a vezzeggiare e lusingare, prima la stessa magistratura che lo condannò, poi i vertici delle forze armate, addolcendo a tutti la pillola della ri-islamizzazione della Turchia. Anche in politica estera la linea di Recep Tayyp è andata in controtendenza rispetto ai suoi predecessori, girando le spalle all’Occidente e all’Europa che voleva inglobarla, dialogando sempre più con paesi governati da regimi islamici come l’Iran e la Siria.

Gli occidentali che da anni vivono in Turchia raccontano di una lenta ma progressiva regressione delle libertà personali e di una situazione sempre più tesa; si parla di una polizia tornata alle usanze degli anni sessanta con l’uso quasi sistematico della violenza come mezzo coercitivo e si lamenta una diffusa e crescente corruzione a tutti i livelli. Internet è semi-filtrato e, specie nei contesti extra-urbani la sharìa si sta sistematicamente sostituendo alle leggi dello stato.
Come citato in premessa, a causa di un’articolata inchiesta avviata dalla magistratura di Ankara a danno di numerosi gerarchi militari (molti dei quali politicamente affini al partito di maggioranza), i rapporti tra Governo ed Esercito stanno scricchiolando e i partiti d’opposizione stanno esercitando su quest’ultimo forti pressioni, richiamandolo ai suoi doveri costituzionali. Erdoğan, dal canto suo, sembra non curarsene e calca sempre di più la mano, lasciando intendere agli osservatori di non essere affatto spaventato dallo spettro del golpe militare.
Insomma, il ritratto di una Repubblica che non rispecchia certo quella immaginata e voluta dal suo fondatore e non è certo questa la Turchia che potrebbe entrare in Europa né, tanto meno, la Turchia che può facilitare il dialogo tra occidente e medio-oriente, velocizzando il percorso democratico dei paesi medio-orientali.
Se anche la Turchia di Erdoğan dovesse passare dall’altra parte dello steccato, andando a fare compagnia all’Iran di Ahmadinejad e alla Siria di al-Asad, come dovrà comportarsi l’Occidente? Con chi del mondo islamico sarà possibile instaurare un dialogo? E come?
Un’idea ce l’avrei ma non si può dire in televisione…
Sharìa, portateli via…

2 thoughts on “Inversione di marcia”

  1. eh oh! se il mondo occidentale ignorante e bigotto guarda alla Turchia con disprezzo e superiorità, come ogni stato – nazione – e tutte le persone di questo mondo, si sente schifata da questo mondo e attirata da quello che la apprezza -> quello islamico.
    Conosco fin troppe persone che denigrano la Turchia a paese mussulmano mentre come laicità sono ben più avanti del nostro Stato italiano … In Turchia ERA vietato entrare a scuola col velo e simboli religiosi, ben prima che in Francia. Poi come hai detto te, da pochi anni le cose stanno cambiando e da 2 anni circa si vedono ragazze velate in aula.
    In Turchia è vietato fare cerimonie religiose in luogo o spazio pubblico! Infatti i matrimoni (cristiani musulmani che siano) NON possono svolgersi in luogo pubblico! Come da noi si tira il riso e si fa festa fuori dalla chiesa, in Turchia non si può! E le feste sono private o in case o in hotel.

    Ma l’ignoranza del mondo occidentale la declassa e la ripudia .. e naturalmente … lei, la Turchia, se ne va in cerca di chi la elogia e la vuole!

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