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La Cassazione condanna Tosi

I fatti risalgono al lontano 2001 quando Tosi era Consigliere Regionale in Veneto e promosse una raccolta firme per chiedere lo sgombero di un Campo nomadi abusivo a Verona.

Ripercorriamo brevemente i passi della vicenda: (fonte Wikipedia)
Nel 2001 Flavio Tosi viene rinviato a giudizio su accusa del PM veronese Guido Papalia per aver violato la legge Mancino ai danni di cittadini di etnia rom e sinti.
Nell’agosto 2001 venne organizzata, dalla Lega Nord di Verona, una campagna di protesta contro un campo nomadi abusivo intitolata “Firma anche tu per mandare via
gli zingari dalla nostra città”. Gli organizzatori (Flavio Tosi, Barbara Tosi, Matteo Bragantini, Enrico Corsi e Maurizio Filippi) vennero accusati di avere organizzato una campagna firme razzista.
In primo grado, nel 2005, vennero condannati a sei mesi di reclusione e a tre anni di interdizione a partecipare ad elezioni politiche ed amministrative.
A tutti gli imputati veniva riconosciuta la sospensione condizionale della pena. La sentenza condanna altresì gli imputati a rifondere le parti civili costiutuite del danno subito.
Le motivazioni della sentenza di condanna adducono al fatto che gli imputato hanno «diffuso idee fondate sulla superiorità e sull’odio razziale ed etnico e incitato i pubblici amministratori competenti a commettere atti di discriminazione per motivi razziali ed etnici e conseguentemente creato un concreto turbamento alla coesistenza pacifica dei vari gruppi etnici nel contesto sociale al quale il messaggio era indirizzato.»

Il 30 gennaio 2007 si svolgeva a Venezia il processo d’appello. Il giudice riduceva le pene, assolvendo i leghisti dall’accusa di “istigazione alla discriminazione” perché il fatto non sussiste, pur confermando la condanna per aver organizzato una propaganda di idee fondate sull’odio e sulla superiorità etnica e razziale. La Corte, infatti, riteneva che la petizione promossa dagli imputati fosse di per sé lecita, ma riconosceva che la campagna media
tica promossa diffondesse idee fondate sulla superiorità e sull’odio razziale. All’attenzione dei Giudici di secondo grado venivano, in primo luogo, i manifesti che recavano gli slogans “firma anche tu per mandare via gli zingari”, “no ai campi nomadi. Sabato 15 settembre firma anche tu per mandare via gli zingari”, “via gli zingari da casa nostra”.
I mesi di reclusione venivano, di conseguenza, ridotti da sei a due.

Il 13 dicembre 2007 la Cassazione annullava la sentenza d’appello ritenendola carente sotto il profilo motivazionale, rinviando Tosi e gli altri imputati a nuovo giudizio.

Il 20 ottobre 2008 la corte d’appello di Venezia ha confermato la condanna di Tosi e degli altri imputati a due mesi di reclusione, pena sospesa. La Corte si è riservata sessanta giorni per il deposito della motivazione. Tosi ha annunciato l’intenzione di ricorrere in Cassazione.

E’ dell’11 luglio 2009 la notizia che Flavio Tosi è stato condannato in Cassazione a due mesi, con sospesione condizionale della pena, per propaganda di idee razziste.

Che dire? Non è un novità che in Italia la libertà di parola sia diritto di pochi, come non è una novità che i giudici interpretino le leggi a loro piacimento.
Durante le vicissitudini oggetto del processo, il Sindaco di Verona, assieme ai coimputati militanti ed eletti del Carroccio, dichiarò che gli zingari erano soliti sfruttare i loro figli, mandandoli a fare accattonaggio e che dove arrivavano loro si verificavano sistematicamente dei furti ed era quindi dovere delle Amministrazioni locali disincentivare la loro permanenza sul territorio. Sfido chiunque, di qualsiasi orientamento politico, a smentire quando dichiarato dall’esponente del Carroccio e se qualcuno dovesse dissentire sull’ultima affermazione, gli auguro che una roulotte gli parcheggi sotto casa.
Sintetizzando, grazie a quel democristiano meridionale di Nicola Mancino, nel nostro Paese dire la verità o esprimere un’opinione può essere reato, punito con il carcere.
Leggendo la vicissitudine in chiave politica appare chiaro il tentativo della sinistra veneta di escludere Tosi dal confronto democratico, un tentativo goffo e inutile a giudicare dal seguito che la carriera del politico veronese ha avuto. L’esponente del Carroccio, infatti, quando si ricandidò al Consiglio Regionale del Veneto, prese la bellezza di 28000 preferenze, un record assoluto. Due anni dopo lo stesso Tosi strappò la città di Verona al centrosinistra, umiliandolo al primo turno con un 60,7%. La riconferma della condanna da parte della Cassazione rappresenta un ultimo, disperato tentativo del centrosinistra di arginare il fenomeno LEGA che sta già guardando con ottimismo alla Presidenza della Regione Veneto. Non ho ben capito, leggendo le agenzie, se la condanna definitiva preveda anche l’esclusione degli imputati dall’attività democratica. In entrambi i casi la Liga Veneta sarà senz’altro in grado di proporre un ottimo candidato.
A proposito di Giustizia all’italiana, vi ricordate di Marco Ahmetovic?

Lo Zingaro, già incriminato per rapina, che ubriaco alla guida di un furgone ha spalmato quattro ragazzini sull’asfalto? È stato condannato a 6 anni e 6 mesi di reclusione. Naturalmente, siccome in Italia non si può discriminare nessuno ad eccezione, ovviamente, degli italiani, sta scontando la pena agli arresti domiciliari, che essendo un nomade, significa in un residence. Ora è in galera, ma solo perchè ha violato le limitazioni dei domiciliari.
Soffermandoci un secondo sul significato di razzismo, mi chiedo cosa centri con la vicenda di Tosi. Come hanno motivato i giudici la loro decisione?
Non sono i cromosomi dei Sinti e dei Rom la causa dei problemi che si trascinano dietro. Più che verso il loro patrimonio genetico, punterei piuttosto il dito verso il loro patrimonio culturale. Non sono i loro geni impazziti che mandano gli zingarelli negli appartamenti bensì i loro genitori. Mi chiedo per quale motivo non si possa discriminare un’etnia se ad essa siano palesemente riconducibili certi comportamenti che, dovete ammetterlo, sono parte integrante del loro bagaglio culturale.

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