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La strage di Bruxelles e i “vantaggi” del martirio

Vi siete mai chiesti per quale ragione i terroristi islamisti tendono con regolarità a non sopravvivere ai propri attentati? Spesso di tratta di attentati dove il “sacrificio” dell’attentatore è assolutamente superfluo. Una borsa abbandonata in stazione o in aeroporto è, in termini di vittime, altrettanto efficacie senza contare che una borsa è assai meno sospetta di un barbuto dalla pelle ambrata, visibilmente nervoso che strilla Allahuakbar (Allah è il più grande).Anche quando non si tratta di attentati esplosivi (es. Bataclan) gli assassini maomettani sono disposti e intenzionati a lasciarci la pelle. Ho sempre trovato l’uso del termine “Kamikaze” estremamente forviante: i kamikaze giapponesi erano ben lieti di morire per l’impero; essi si buttavano in picchiata sulle navi statunitensi allo scopo di affondarle con il potenziale esplosivo di un solo aereo. Alcuni di essi si facevano addirittura amputare le gambe per poter trasportare a bordo più esplosivo. Va precisato però che i martiri dell’impero giapponese erano soldati che uccidevano altri soldati, puntare civili al solo scopo di ucciderli non avrebbe avuto alcun senso sul piano bellico. Il martirio in quel caso era il mezzo attraverso il quale, danneggiando se stessi, si danneggiava in misura maggiore il nemico. Se i giapponesi avessero escogitato una strategia bellica altrettanto efficace che non richiedesse il sacrificio di un pilota ben addestrato, sarebbero stati ben lieti di adottarlo. Anche perché un pilota ben addestrato è riutilizzabile in più attacchi.

suicidebomber

Gli attentatori suicidi dei giorni nostri son ben altro. Si tratta di persone il cui obbiettivo finale è il paradiso islamico, ampiamente descritto con dovizia di particolari da Allah nel Corano e dagli hadith relativi ai detti di Maometto.

BurialConsiderate che, per la religione islamica, la sepoltura è una questione molto seria:
  • Al defunto sono chiusi gli occhi e bloccate le mascelle
  • È lavato da familiari o amici intimi con acqua e sapone
  • Si espellono i liquidi residui presenti nello stomaco.
  • La pulizia del corpo procede dalla testa verso la parte superiore destra, poi quella superiore sinistra, dopo il lato inferiore destro poi quello inferiore sinistro.
  • Il lavaggio si ripete un numero dispari di volte, l’ultima volta si aggiunge canfora o qualche profumo.
  • Il corpo è avvolto in un sudario bianco di stoffa semplice, fatto da tre lenzuoli per gli uomini e cinque per le donne.
  • un musulmano non può essere sepolto nel cimitero di non musulmani, né i non musulmani possono essere sepolti in un cimitero islamico
  • Il defunto è posizionato con delicatezza sottoterra su un fianco, con la testa orientata verso la Città Santa della Mecca;
  • la vedova del defunto deve osservare un lutto di 4 mesi e 10 giorni e durante i quali non le è consentito risposarsi, uscire da casa, indossare vestiti o gioielli decorativi.
Secondo la teologia islamica, il defunto “dormirà” fino al Giorno del Giudizio, nel quale, se il peso dei propri meriti sarà superiore a quello delle colpe, sarà ammesso al paradiso anziché all’infermo. Morire sulla via di Allah come martire risparmia al musulmano e ai suoi cari un sacco di grane, obblighi e incertezze sull’eternità. Il martire non necessita di essere lavato e va sepolto con gli indumenti che indossava al momento della morte. Questo per la semplice ragione che egli non dovrà aspettare il Giorno del Giudizio, andrà direttamente a spassarsela in Paradiso, condonato delle sue eventuali colpe. Le ragioni di questo trattamento di favore da parte di Allah nei confronti di chi muore nel servirlo è da ricercare nelle attitudini militari di Maometto, questi ha condotto decine di campagne militari in tutta la penisola arabica. Quale miglior incentivo per far imbracciare le armi ai musulmani se non una scorciatoia per il Paradiso. L’esenzione dagli obblighi di una degna sepoltura sono inoltre spiegabili dal risparmiare ai guerrieri la paura conseguente alla cattura e al vilipendio dei propri cadaveri da parte dei nemici.
Sul piano strategico, poter contare su miliziani votati alla morte è davvero utile. Se sopravvivono si sparticono il bottino, se muoiono anche meglio. I nemici dell’Islam si trovano invece impotenti non potendo esercitare alcun deterrente sui loro avversari. Ancora una volta il potere delle idee (in questo caso la jihad globale) riesce a sconfiggere qualsivoglia intelligence e tecnologia militare. Si parla spesso di guerre asimmetriche dove uno degli attori è meglio attrezzato dei suoi avversari, di solito si tratta di asimmetrie tecnologico-militari, ma in questo caso l’asimmetria è di tipo ideologico, un’ideologia votata alla morte vincerà sempre contro una votata alla vita, all’accoglienza e alla tolleranza.
151116-salah-abdeslam-jpo-451a_4eb42203efa28e7509d54bb815638e59.nbcnews-ux-2880-1000Quando Salah, dopo gli attentati in Francia, anziché immolarsi, si è dato alla fuga, ha perso la popolarità di cui godeva tra i jihadisti e tra i numerosi musulmani non jihadisti che simpatizzano per la causa. Non è diventato impopolare perché è sopravvissuto, lo è diventato perché, evitando di morire, ha dimostrato di aver dubitato della parola di Allah e nessun buon musulmano può macchiarsi di una simile colpa.

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