L’ultima scena

Questo un post di replica all’articolo pubblicato sul blog di Nessie (Caro Presidente, un suicidio non è uno scatto di volontà)

È sempre molto dura realizzare che persone che stimi, di cui hai sempre  condiviso o, quanto meno, rispettato le opinioni possano essere in un tale disaccordo con te su questioni che la tua testa ti dice essere scontate, ovvie. È proprio questo il caso.
Chiedo innanzitutto a qualcuno più istruito e preparato di me, tra Nessie e i commentatori ce ne sono a sufficienza, di darmi le definizioni di suicidio e di eutanasia e di spiegare le differenze tra i due. Fissate le definizioni il dibattito è più fruttuoso.

Generalmente il suicida, salvo rari casi, non sceglie mai un modo di morire lungo e/o doloroso. Anche se a volte cerca di farlo con stile, con originalità o dando un macabro spettacolo (sono di Bologna, lo so bene) si tende a dare priorità alla rapidità del trapasso anche a costo di non essere molto delicati con il proprio corpo. Il suicidio rappresenta per molti la soluzione definitiva, di solito chi ci arriva è piuttosto convinto che qualsiasi cosa ci sia dopo non possa essere peggio della situazione attuale quindi, che abbia torto o ragione, come biasimarlo? Altre volte il movente è semplicemente la pigrizia o la mancanza di un progetto.
Immaginate di arrivare a 55 anni, soli, senza una famiglia e di essere licenziati dalla fabbrica per la quale avete lavorato 30 anni. Chi ha voglia a quell’età di rimettersi in gioco? Con quali prospettive? Io, ad esempio, no; non ne avrei affatto voglia. Idem con patate per l’avanzo di galera che dopo aver scontato una pena di 30 anni si ritrova in un mondo a lui alieno nel quale non potrà mai trovare una collocazione dignitosa. Fortunatamente nessuno di questi è il mio caso, ma un domani potrebbe esserlo.
Mettiamo un’altro caso, per l’occasione spostiamoci negli States, dove l’assistenza sanitaria non è gratuita:
45 anni, un lavoro sicuro ma non particolarmente remunerativo, una moglie, 2 figli, cane, gatto e mutuo. Ti viene diagnosticato un tumore ai polmoni, le probabilità di sconfiggerlo, guarendo completamente sono bassine (un 5%)ma ti viene proposto un trattamento sperimentale che porterebbe la probabilità di guarigione al 15%. Purtroppo, però, il trattamento non è coperto dalla tua assicurazione. A questo punto ti ritrovi difronte ad un bivio:
1) ipotechi la casa, ritiri i soldi che hai messo da parte per il college dei figli e ce la metti tutta per sopravvivere, perdendo un chilo a settimana e vomitando 3 volte al giorno. Il risultato più probabile è che vivrai 6 mesi di più, durante i quali resterai a letto, troppo stanco anche per andare in bagno. Dopo la tua morte la tua famiglia dovrà trovarsi un altra casa, in quartiere molto popolare, i tuoi figli faranno i commessi da McDonald e tua moglie diventerà alcolizzata. Il cane è stato abbandonato in autostrada.
2) te ne vai con stile e discrezione (pillole o monossido di carbonio), con i soldi dell’assicurazione sulla vita la tua famiglia, anche se mancherai loro, starà bene. Tua moglie aprirà un fondazione a tuo nome, tuo figlio avvocato, tua figlia oftalmologa.
Se voi foste nei loro panni? Cosa fareste? Rifletteteci per un attimo.
Se siete dei fanatici religiosi non disturbatevi a rispondere, in caso contrario, vi prego! Ditemi la vostra.

A mio modesto parere Monicelli è stato un grande artista, uno dei migliori ma il suo gesto è il gesto di un uomo qualsiasi che si è trovato di fronte ad un bivio.
Qualcuno… C’è sempre qualcuno, ha detto che “forse” a 95 anni il vecchio Mario non era più lucido e questa potrebbe essere la ragione dell’insano gesto. Caro Giovanni! Due cose caratterizzano i vecchi: la poca lucidità (e qui ci ha preso ma Mario, dicono, era lucidino) e la bassa incidenza di decessi per suicidio.
Per fare il grande (e ultimo) passo, credimi, bisogna essere o molto disperati o molto lucidi o entrambi. Io, come voi, del resto, non ero lì con lui, quindi non posso certo essere sicuro di cose gli passasse sulla testa ma tutti gli indizi portano alla teoria antitetica alla tua.

Mario era una persona che la vita l’ha vissuta a pieno, ha dato tantissimo e ha avuto tantissimo. Dopo 95 anni di successi e soddisfazioni, uno può anche dire “beh, mi pare sia sufficiente. Ci vediamo alla prossima…”
Quando poi (da lucido) ti rendi conto che la malattia (terminale) non ti permetterà di fare più niente di quello che ti piace fare, che si prenderà il tuo corpo, la tua mente, la tua lucidità un pezzo per volta, finché non sarai che una misera coltura di vecchie cellule tenute in vita artificialmente. Il vecchio Mario, nonostante l’età, ci ha visto lungo: ha chiuso il suo ultimo Ciak prima che la Produzione gli tagliasse i fondi, sbattendolo a fare squallide fiction.
Anche se non le condivido, comprendo pienamente, credimi Nessie, le tue preoccupazioni circa l’eutanasia di stato e ciò nel quale potrebbe degenerare ma qua la questione è molto diversa. Una delle poche cose nelle quali Dio e Darwin sarebbero d’accordo è la storia del libero arbitrio. Allora per quale motivo un uomo determinato e in grado di camminare può mettere fine alla propria esistenza quando vuole e un uomo privo di queste libertà o virtù no? Perché ci arroghiamo il diritto di decidere per loro? Perché se “il cliente non è raggiungibile” il suo “culo” dev’essere alla mercè della stupida e manipolabile collettività democratica?
Personalmente, almeno per ora, non ho paura della morte, ma ho fottuto terrore di ridurmi come Eluana o Welbi, tanto che, lo confesso, a volte ho pensato al suicidio solo per battere sul tempo gli avvoltoi della “Vita a tutti i costi”. Fortunatamente ho scoperto che in alcuni paesi europei gli avvoltoi non volano, per questo penso che farò presto le valigie.
In quanto a speculazioni e degenerazioni, Nessie devi ammetterlo, sulla morte ci mangiano una sola volta e non mi pare che in Svizzera o Olanda facciano le fiere del suicidio.
Sulla vita (o su ciò che qualcuno si ostina a considerare tale), invece, ci banchettano in tanti, ogni giorno, rifugiandosi dietro codici deontologici e precetti religiosi vecchi di secoli.

7 thoughts on “L’ultima scena”

  1. Già, strano!
    Perchè comunque ho ricevuto la notifica con tanto di testo.

    Riprova, se continua a non funzionare, lo aggiungo io al testo del post.

    Ciao e grazie per il contributo.

  2. Umberto, ho letto e ti ho già risposto sul mio blog. E’ del tutto ovvio e normale che sui temi eticamente sensibili ci si divida. Qui non si parla di temi sociali o politici come, poniamo, l’immigrazione, la delocalizzazione o altro. Qui c’è in gioco la vita e il libero arbitrio.
    Forse non hai interpretato bene il mio pensiero. Non sono in disaccordo per principio con la libertà di scelta amletica basata sull'”essere o non essere”. E’ ovvio che ogni individuo si trovi a volte nella vita a doverci riflettere sopra e a voler che le luci si spengano sul sipario. Sono in totale disaccordo invece, sull’uso politico che se ne fa.
    In altre parole, opto per una morale individuale e rifiuto decisamente quella “collettiva”. Non mi va che la tragedia umana oltre a essere strumentalizzata a livello di parlamento, preveda l’ipotesi di un suicidio della mutua e mi ritrovo perfettamente nelle idee di Marcello Veneziani, in questo splendido articolo:

    http://www.ilgiornale.it/interni/monicelli_e_avvoltoi_suicidio/02-12-2010/articolo-id=490816-page=0-comments=1

    Prima che tu faccia le valige per Eldoradi improbabili (così sono l’Olanda, il Belgio o la Svizzera) , però ti inviterei a pensare al fatto che nessun uomo è una monade isolata e che i nostri gesti possono creare dolore a chi ci sta vicino e alle persone con cui interagiamo.

  3. Il suicidio è la fine di ogni speranza. L’eutanasia è il trionfo dell’egoismo di chi vive. Personalmente non concepisco che ci si possa togliere la vita, piuttosto comprendo la reazione rabbiosa ai torti e all’avversità della vita che porta a toglierla ad altri, individuati come i colpevoli delle mie disgrazie. La medicina, poi, ha fatto tanti e tali progressi che consente, anche in situazioni al momento non curabili, di arrivare al naturale punto finale senza dolore. E quella è la sola, vera, unica “dolce morte”.

  4. Allora riprovo. Cerco di essere più “conciso”
    Dunque, ho parlato di “scarsa lucidità mentale” proprio perché mi sembra che nessuno abbia posto l’accento sul fatto che Monicelli era una persona anziana e malata che probabilmente ha commesso quel gesto in un momento in cui non era in possesso delle sue facoltà mentali. E’ una mia supposizione ma sinceramente mi risulta squallido parlare di “libera scelta” quasi inneggiando al suicidio di una persona anziana e malata quale era Monicelli. I casi di cui parli nel post sono casi “estremi” in cui il suicidio forse è anche comprensibile ma non giustificabile, almeno a mio avviso. E’ una scappatoia comoda per non affrontare i problemi. Mi stupisco dello sorpresa nel fatto che trovi divergenze con blogger che di solito la pensano come te. Io mi stupirei del contrario, cioè mi stupirei che su questi temi le perone non si dividessero. Questi temi sono per l’appunto temi che toccano la sfera personale e che quindi dividono, dividono gli schieramenti e le persone.

  5. @ Giovanni
    Hai ragione. Semplicemente ho pensato (erroneamente) che il buon senso fosse oggettivo e non soggettivo.
    Ognuno di noi ha diverse opinioni su questi temi ma l’imposizione istituzionale di un’opinione su di una altra quando il contesto è PURAMENTE personale mi pare eccessivo.

    È giusto che le tue convinzioni abbiano la meglio sulle mie? Che le prevarichino? Per carità, so bene che non è colpa tua ma in un regime democratico le opinioni contano e influenzano le libertà individuali.
    Chi sei per dire che il suicidio o l’eutanasia sono comprensibili ma NON GIUSTIFICABILI, hai una minima idea di quanto misera e atroce possa essere la vita, talvolta ostinarsi ad affrontarla non è sintomo di coraggio ma di stupidità. Il suicidio che tu vedi come una comoda scappatoia per qualcuno è l’unico modo per trovare la pace.

    @ Nessie

    Condivido lo sgomento e l’indignazione per gli avvoltoi che, da una parte e dall’altra, strumentalizzano il gesto di un uomo. Fa schifo anche a me ma cosa ti aspetti? In Italia l’autodeterminazione non è rispettata e questo è un problema, la politica si occupa di problemi e lo fa SEMPRE strumentalizzandoli.
    Eliminiamo il problema, lasciamo libera scelta all’individuo e le polemiche, le strumentalizzazioni scompariranno magicamente.

    @ Massimo

    Ti sbagli, la fine di ogni speranza a essere il movente del suicidio.
    L’eutanasia è la cosciente e lucida accettazione dei limiti biologici e tecnologici umani. Ma come? Ti è più facile concepire l’omicidio che il suicidio? La MIA vita è MIA, ne dispongo come credo, altro paio di maniche se parliamo della TUA.
    In quanto ai progressi della medicina dissento non poco. Primo perché le stesse possono agire sulla tua capacità di percepire il dolore ma non possono (salvo rinpinzarti di psicofarmaci) farti accettare un’esistenza priva di soddisfazioni.
    Secondo perché i progressi della medicina e della scienza sono ostacolati da assurde etiche, religiosamente e politicamente manipolate.

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