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Maestre e buoi…

La Gelmini, taglio subito la testa al toro bue, non mi piace, sembra una di quelle maestrine zitelle e frustrate che insegnano ai salesiani e che hanno fatto voto di castità (il fatto che nessuno se le fili aiuta parecchio!). Fortunatamente, nonostante il suo indiscutibile impegno come membro dell’esecutivo, la ritengo troppo incapace per operare peggio della Moratti ma un po’ di cazzate le ha già fatte e la Lega, anche se non lo fa notare, si è rotta e non poco di un Ministro della Pubblica Istruzione che si comporta come il Ministro di quella Privata (in entrambi i sensi).

Questa premessa per introdurre l’argomento di oggi: le graduatorie regionali degli insegnanti.

Il nostro paese ha moltissimi docenti, decisamente troppi e le facoltà universitarie continuano a sfornare laureati in Lettere, Storia, Filosofia e Scienze Politiche i quali, citando un celebre detto, non sapendo “fare” vanno a “insegnare” o, almeno, ci provano. Se alla ricetta aggiungi gli altri ingredienti, cioè il garantismo italico che vede la sua massima espressione nel pubblico impiego e il fatto che molti dei sopraccitati laureati provengano dal meridione, la frittata e pronta. Il nome di questo piatto è “Squola itagliana”. Dall’ultima vera riforma della scuola, quella di Gentile, tutte le successive, indipendentemente dal colore politico del Ministro di turno, hanno, infatti, avuto il solo scopo di sistemare un numero di insegnanti in costante crescita indipendentemente dal numero di allievi che, specie negli ultimi anni è in forte flessione.


A causa del rapporto oramai insostenibile tra numero di docenti e numero di alunni, era inevitabile la creazione di un sottoprecariato di aspiranti insegnanti che, pur di arrivare all’incarico di ruolo (manco fosse il paradiso islamico), affrontano le dodici fatiche di Ercole (leggasi Provveditorato). Vi risparmio i dettagli burocratici su come funzionano le logiche di assegnazione degli incarichi riducendo il tutto ad una schematica sintesi.

Insegnanti abilitati (di ruolo) – sono nel sistema e, cascasse il mondo, ci resteranno fino alla pensione/morte.
Insegnanti di Terza Fascia – eterni precari, fanno le supplenze e coprono i posti vacanti.

Le graduatorie vengono riempite dapprima dagli insegnanti di ruolo (abilitati), in coda quelli di terza fascia che si occupano principalmente di supplenze annuali e non. Le graduatorie sono o, meglio, erano di tipo provinciale, cioè i docenti abilitati sceglievano una provincia e la relativa graduatoria. Il casino è sorto quanto il Ministro ha pensato di aumentare da uno a quattro il numero di graduatorie provinciali alle quali era possibile iscriversi specificando però che in quelle accessorie gli insegnanti sarebbero stati inseriti in coda alla graduatoria. Questo provvedimento, seppur concepito con le migliori intenzioni ha avuto negative ripercussioni sui docenti di terza fascia, i quali, anche se precari, rimediavano quasi sempre un incarico annuale.

Come da manuale, quando il centrodestra non lavora abbastanza male arriva sempre il centrosinistra (leggasi Magistratura) ad aggiustare il tiro. Una sentenza del TAR del Lazio ha, infatti, accolto il ricorso presentato da un manipolo d’insegnanti meridionali e dal rispettivo sindacato. Il Giudice ha ritenuto l’inserimento in coda degli insegnanti nientepopodimeno che “anticostituzionale”, disponendo l’inserimento a pettine degli stessi. Il risultato è stato che, a finire in fondo alla lista assieme ai precari, ci si ritrovassero anche i docenti di ruolo che per anni primeggiavano nelle graduatorie della propria provincia. In teoria la sentenza è meritocratica (il punteggio è definito dall’anzianità di servizio e dai risultati conseguiti negli esami universitari e di abilitazione), in pratica è l’esatto contrario. Un 110 e lode preso alla Bocconi o in una qualsiasi Università centro-settentrionale non è in alcun modo paragonabile al medesimo voto preso nell’ateneo di Bari o Reggio Calabria, idem vale per gli Esami di Stato e Pubblici. Inoltre, molte scuole private (specie al sud) vendono ai docenti false certificazioni di anzianità di servizio o, peggio, li sfruttano per anni sottopagandoli.

In sintesi, il mix Gelmini-Magistratura ha messo ancor più confusione e problemi ad un settore che ne era già saturo; al Carroccio ora il compito di raddrizzare le cose ed ecco che nascono (politicamente) le Graduatorie regionali: gli insegnanti potranno, di conseguenza, iscriversi solo nelle graduatorie della Regione nella quale risiedono.
Se la cosa andrà in porto, smetteremo di assistere a spettacoli indegni dove docenti provenienti da Canicattì (quando non si danno malati per un anno intero) insegnano ai nostri giovani una lingua, l’Italiano, che loro stessi non sono in grado di parlare o, peggio ancora, la storia della nostra terra, il tutto soffiando il posto ad un collega settentrionale penalizzato dalla selettività meritocratica.

Come dal titolo, “Maestre e buoi dei paesi tuoi

One thought on “Maestre e buoi…”

  1. Partendo dal presupposto che solo la meritocrazia ci salverà, non posso esimermi dal mostrarmi d’accordo con te, sopratutto riguardo l’ultima parte, correva l’anno 1983 ed io avevo un’insegnate di inglese che non era in grado di coniugare due verbi, in italiano. Era calabrese la poveraccia. Con l’attuale “legge” queste situazioni sono chiaramente destinate a moltiplicarsi. Non basta il fatto che la gioventù nostrana sia endemicamente ritardata…

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