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Matteo Salvini

L’Italia è proprio un paese povero, culturalmente s’intende e, complice quello che sapete, il buonismo, il perbenismo e l’ipocrisia fanno da padroni.

Salvini è merce rara, una mosca bianca (o bianco-verde), un politico atipico che, ovunque lo metti, si scosta dal gregge e non perché voglia apparire, ma solo perché è coerente con se stesso e, a differenza delle maggior parte dei politici, scommetto che non ha alcun problema con la propria coscienza e quando posa la testa sul cuscino, dorme come un pupo.
Matteo non ha peli sulla lingua, dice quello che pensa e pensa quello che dice (e sappiamo tutti che in politica questo atteggiamento non è solito premiare). È il degno rappresentante di quell’elettorato che non ha paura delle proprie idee e delle proprie posizioni, di quei cittadini che preferiscono essere politicamente scorretti e un filo intolleranti che chinare il capo di fronte all’ennesimo sopruso istituzionalizzato o meno.
Quando, qualche mese fa, il Consigliere Comunale di Milano fece la sparata sui posti riservati ai milanesi sul metrò, un’eco di critiche e insulti si è alzata bipartisan contro di lui, gli esponenti politici si dissero esterefatti, insultati e sgomenti dall’esternazione del deputato leghista. A differenza, forse, di quei milanesi, che ogni mattina prendono il metrò; di quelle vecchiette che si devono reggere forte ai manici delle carrozza perché i posti a sedere sono sistematicamente occupati da stranieri che, forti dei diritti che siamo soliti concedere a tutti, si sentono i padroni di casa, quando la casa l’abbiamo costruita noi.
La colpa non è loro, ma nostra: è proprio a causa della quasi totale assenza di cittadini e politici come Salvini che la situazione è degenerata e i milanesi devono viaggiare in piedi perché non sia mai che priviamo Mohamed di un diritto che le passate generazioni hanno contribuito a garantire alla nostra.
Ciò che emerge dai cori di Salvini a Pontida è il campanilismo, quello popolare, niente più. Ogni altra lettura è faziosa e ipocrita, perché queste sono l’Italia e la Padania. Per esempio, in Sicilia c’è un fortissimo campanilismo tra Palermo e Catania, a in ogni dove dell’Isola ci sono cori contro il paese o la città vicina. Semplici espressioni tipiche di una cultura campanilistica che però è ben lontana dal razzismo.
Cosa ha fatto Salvini in definitiva? Niente di quanto non succeda quotidianamente in qualsiasi parte della penisola dei popoli, dei campanilismi e delle curve degli stadi. Ma si sa, in questo malato paese, un politico non può essere una persona normale, una persona di popolo, che ad una festa, dopo una birra, intona un simpatico e divertente coro.
Preferiamo forse il modello Radical Chic? Dove la classe dirigente guida il corteo in modo ordinato, con toni pacati e slogan “politically correct” mentre la militanza qualche centinaio di metri più indietro mette a ferro e fuoco la città cantano 10, 100, 1000 Nasiriya.
La Lega è diversa, eccome! Se un eletto leghista non si comporta in modo coerente, rischia assai più di non essere rivotato, alla prossima festa padana che presiede se la dovrebbe vedere con i militanti, rischiando di prendere una raffica di democratici schiaffoni. Quando si dice “Democrazia partecipata”.
Sulle principali testate giornalistiche e quotidiani si parla già di dimissioni di Salvini associandole alla pubblicazione in rete del video incriminato; in realtà la decisione è antecedente, Matteo partirà, infatti, alla volta del Parlamento europeo ed essendo le due cariche incopatibili ha rassegnato le dimissioni dalla Camera dei Deputati.
Certi che il neo eletto Eurodeputato rimarrà fedele al suo stile e alla sua natura anche dai banchi di Bruxelles, siamo ad augurargli buon lavoro.

7 thoughts on “Matteo Salvini”

  1. Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani, sono colerosi, terremotati, loro con il sapone non si sono mai lavati.

    Che dire proprio un coro simpatico. Quando ti crollerà la casa addosso per colpa di un terremoto sarò quindi libero di sbefeggiarti?

  2. A me non crollerà addosso la casa per un terremoto. La normativa antisismica italiana risale al 1982. Al nord, pur avendone meno necessità, è stata rispettata giù, evidentemente, no! E al nord, quando arriva un cataclisma ci rimbocchiamo le maniche e ricostruiamo senza frignare e chiedere aiuti.
    Friuli e Irpinia insegnano.

    Comunque sia resta un coro “da sbornia” e come tale va interpretato.

    Se poi lo volete interpretare in un altro modo solo perché Salvini e/o Lega vi stanno sulle balle, fatti vostri.

    Nessuno si scandalizzò, guarda caso, quando al San Paolo di Napoli, dopo i suoi noti problemi di salute, Bossi fu accolto con un striscione “Bossi Crepa”

    Iprocrisia portami via…

  3. Non hai colto, o forse non hai voluto cogliere, quello che intendevo. Ci riprovo:

    Quando i veronesi e i varesotti venivano a Bologna a farci i cori sulla stazione ti faceva piacere?
    se Franceschini fosse ripreso mentre canta ubriaca “noi cantiamo perchè noi cantiamo perchè a bologna la stazione non c’è” ti farebbe piacere?
    Lo troveresti simpatico? Se un comunista, un leghista, un democristiano o dipietrista mi viene a fare questo coro in faccia il sangue mi ribolle.

    E guarda che i napoletani non sono tra “i popoli” che più mi stanno simpatici, anzi.

  4. Ah poi se vuoi paragonare un manipolo di ultras, spesso idioti, a un DEPUTATO parliamo di niente.

    Se ti fai un giro per i viali alla sera trovi decine di uomini che vanno a puttane, se lo fa un politico è un altro paio di maniche, non trovi?

  5. Provo a cogliere, semmai riprova:
    mi pare ovvio che i napoletani non abbiano gradito, non mi aspetto che lo facciano.
    Il punto è: e allora? Che ce ne frega? Se non gradiscono Salvini e la Lega, non la votino…
    Non mi fa specie che i napoletani si siano incazzati, chi non s’incazzerebbe.
    Mi da fastidio l’ipocrisia e le polemiche che essa ha innescato.

    Rispondendo all’altro Anonimo:

    Trovo che le maniche siano le stesse.
    Il politico è una persona come le altre, al massimo è un pochino più scaltra ma niente più.
    Finché pretenderemo che i politici siano eticamente e moralmente superiori all’elettorato condanneremo noi stessi ad avere politici ipocriti che invece che fare la cosa giusta fanno quella che piace di più, premiando i politici che ci prendono meglio in giro e non quelli più capaci.
    Un politico dev’essere un buon amministratore se è in maggioranza e un buon controllore se in minoranza. Fine!
    Se fa bene il suo lavoro lo rivoto sennò ciccia, quello che fa in camera da letto o quale siano i suoi feticci è irrilevante.
    Se la gente ragionasse così saremmo tutti governati molto meglio. Invece preferiamo scandalizzarci se becchiamo questo o quel politico a farsi un valletta.

    Rispondendo in anticipo a chi obbietterà riguardo la storia delle vallette candidate: un conto e se te la trombi, un conto è se la candidi. Se la candidi non te la voto. Ma si sa, la topa può indirizzare la matita copiativa più della morale.

    Triste Italia, povera Padania

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