parigiLapresseFo_48399816_300

Nelle stragi di Parigi, la disfatta dell’ISIS

Questa volta non si tratta di pochi lupi solitari che se la prendono con i vignettisti di Charlie Hebdo. In quel caso si trattava di un attacco ai valori occidentali che gli stessi europei spesso sviliscono e rinnegano, in ossequio ad un relativismo multiculturale. Questa volta è diversa! Per organizzare i numerosi attacchi messi a segno nel cuore della Francia, è stato necessario un grande coordinamento, armi, esplosivi, forse persino intelligence, il tipo di supporto che solo uno Stato può fornire. Questa volta è stata la dichiarazione di guerra di uno Stato nei confronti di un altro Stato. Poco importa che il Califfato islamico non sia riconosciuto a livello internazionale, lo Stato Islamico è uno Stato a tutti gli effetti. Ha una legge, la sharia, una gestione piramidale del potere, tasse, burocrazia, dipendenti, persino un ufficio relazioni con il pubblico ma soprattutto ha una visione politica, propaganda, obiettivi e strategie. A differenza di Al Qaeda che concentrava i suoi sforzi contro gli USA e altri obbiettivi occidentali, l’ISIS ha sempre preferito occuparsi della Dār al-Islām (terra dell’Islam) per poi, una volta consolidato, invadere il resto del mondo, cioè la Dār al-ḥarb (terra della guerra). Anche le minacce ai paesi occidentali trasmesse attraverso le spettacolari esecuzioni di ostaggi, miravano proprio ad impressionare l’opinione pubblica occidentale e scongiurare, così, un eventuale intervento militare delle superpotenze le quali, complice la mancanza di un piano condiviso per la regione, sono state a guardare per anni.

A quanto pare, però, i vertici dello Stato Islamico hanno mutato strategia. Visto le, tutto sommato, tiepide reazioni alle stragi di vignettisti di inizio anno, il Califfo deve aver pensato che una strage di proporzioni assai più grandi avrebbe indotto Hollande a ritirarsi dalla scena bellica (dove peraltro la Francia gioca un ruolo marginale) e mandare un chiaro messaggio alle nazioni che ventilavano interventi militari a supporto dei curdi e del Presidente siriano, Assad. Un azzardo che potrebbe essere (e ce lo auguriamo) fatale per il Califfato. Esattamente come Pearl Harbor per gli States, gli attacchi parigini legittimeranno l’Eliseo a muovere una massiccia controffensiva militare, anche di terra, alla volta dello Stato Islamico dell’Iraq e dell’Oriente. Molto probabilmente sarà guerra totale e per quanto organizzato e ben finanziato possa essere la “bandiera nera” dell’Isis, esso non potrà mai reggere all’invasione di terra da parte di potenze militari del calibro della Francia. Ovviamente ci saranno altri attentanti di matrice islamista in Francia ma a questi seguiranno interventi militari ancora più incisivi, è così che funziona la guerra.
Il terrorismo islamista forse non sarà mai sconfitto del tutto ma lo Stato Islamico potrebbe essere destinato a tramontare presto.

Leave a Reply