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Riflessioni da ombrellone

Anche da sotto l’ombrellone vi assillo con l’ennesimo post. Questa volta vi parlerò di selezione della specie, fenomeno che, da quando abbiamo scoperto fuoco, medicine ed economia di mercato, preferiamo chiamare col politicamente corretto nome di “libera concorrenza”. Come dicevo in premessa, vi sto scrivendo dalla spiaggia, dove non ho potuto fare a meno di notare che il mercato di braccialetti, collanine e occhiali da due soldi, un tempo monopolio dei nigeriani, è ormai un’esclusiva dei venditori ambulanti cosiddettipakindiani“. Maggiore assortimento, artigianato di alta qualità, confezionato dalle esperte mani di dodicenni indonesiani e un’organizzazione impeccabile: i segreti del loro successo; senza considerare che le doti imprenditoriali dei nuovi e meno abbronzati ambulanti hanno permesso loro, a differenza dei colleghi africani, di estromettere dalla filiera fastidiosi e improduttivi intermediari italiani. Agli ex monopolisti, a questo punto, non è restato che far ricorso a virtù quali la stazza e la maggior resistenza ai colpi di sole e ripiegare così, quasi esclusivamente, sull’abbigliamento d’altra moda. Ed ecco che vedi girare questi ragazzoni, grondanti di sudore, con 40 o più chili di vestiti da donna sul groppone. Solo questione di tempo però, e anche l’abbigliamento passerà di mano ai pakindiani: ho, infatti, già avvistato alcuni di loro, aiutati dalla millenaria invenzione della ruota, trasportare intere collezioni di abiti estivi. Intanto l’italiano medio che, da bravo cattolico, sul bagnasciuga si sente in debito con chi è più sfortunato di lui, acquista, dopo la rituale contrattazione, un paio di inutili braccialetti della fortuna che spero gli portino tutta la sfiga del mondo.
C’è chi si evolve e chi si estingue, c’è chi resta nel mercato e chi ne esce ma soprattutto: c’è chi sta al mare…

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