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Silvio teme la Lega e rassicura il suo elettorato con l’ennesima sparata

Berlusconi, politicamente, lo si può apprezzare o meno ma nessuno, con un minimo di onesta intellettuale, può affermare che non sia abile a restare sulla cresta del dibattito politico, sul come lo faccia, con questa o quella uscita anziché gossip da rotocalco di serie B è tutt‘altro discorso. È poi del tutto insignificante, ai fini elettorali e mediatici, che la stessa possa, a breve o grande distanza, essere seccamente smentita, negando persino di averla pronunciata e incolpando la solita stampa di sinistra di aver manipolato e strumentalizzato le sue dichiarazioni. Sarei curioso di vedere anche solo uno dei numerosi intellettuali, plurilaureati, editorialisti, che per lavoro “criticano in Grande Puffo“, con sterili e inutili appellativi, rifacendosi a valori ormai triti e ritriti quali l’anti-fascismo, il pluralismo, millantando chissà quale pericolo per la democrazia del nostro paese. Nessuno mai che abbia il coraggio professionale o politico di analizzare oggettivamente i suoi comportamenti e gli effetti che essi hanno sull’elettorato. Io, nonostante la mia inesperienza ci voglio provare. Prendiamo, a titolo di esempio, l’ultimo tema del dibattito politico pre-elettorale: l’immigrazione irregolare, i rimpatri dei clandestini e l’imminente approvazione del Pacchetto Sicurezza al Senato e l’ultima sparata del Puffo con il cappello rosso in tema di multiculturalismo. Un anno di governo ci è voluto affinché il nostro Ministro Bobo (probabilimente il migliore della squadra) riuscisse nel difficile (perché lo vedremo un’altra volta) compito di rimpatriare i soliti clandestini che hanno tentato la fortuna attraversando il mediterraneo. Fermo restando che, numeri alla mano, il fenomeno degli sbarchi è una porzione davvero irrisoria del problema clandestinità, il fatto che alla fine il barcone abbia dovuto virare alla volta del continente nero rappresenta una vera e propria dimostrazione di fermezza, costanza e personalità politica che, senza rimpiangerlo, nella penisola non si vedeva dai tempi del ventennio. Non sono tardati ad arrivare i commenti dei vari schieramenti, il PD gioca di sponda con Franceschini che lancia l’allarme leggi raziali e deportazioni da una parte e Fassino che precisa come il rimpatrio dei clandestini sia assolutamente legittimo. Ha sbagliato chi ha pensato alla solita divisione interna all’interno del mal partorito partito di centro-centro-centro-sinistra; in realtà, in vista delle imminenti elezioni, l’ex esponente del PCI e l’ex DC stanno cercando di salvare, elettoralmente parlando, capra e cavolo facendo breccia sia su quell’elettorato di sinistra che ancora teme un ritorno del fascismo, sia su quello che, nonostante l’appartenenza politica, non ne può più dell’immigrazione regolare che lo ha messo in cassa integrazione sia di quella irregolare che non lo fa più uscire la sera. Poi abbiamo Casini che, leggendo il pizzino di Ratzingher (si scrive così?),si dice sconcertato e ricorda come il nostro paese abbia bisogno di muli da soma per le nostre fabbriche e badanti per i nostri anziani. Anche Fini (il più probabile mandante dei franchi tiratori al Pacchetto sicurezza) che non perde occasione per rinnegare le proprie origini, critica fortemente i rimpatri, facendo eco a Franceschini. Come potevano mancare le critiche dalle solite associazioni umanitarie buoniste e dalla Curia&Co.® Ma Silvio no, lui non guarda in faccia a nessuno, Vaticano compreso e, come a voler competere con Salvini (la cui uscita merita un post tutto per lui) afferma di non volere un Italia multiculturale spiazzando tutti, soprattutto i suoi. In realtà polemica a parte le sue intenzioni sono molto chiare: dopo i casini con le vallette candidate alle europee e il divorzio (e fanno due) con la Lario il Presidente del Consiglio cerca di recuperare un po’ dei voti che la Lega gli sta portando via al Nord, dimostrando ancora una volta di essere avanti anni luce rispetto a la sua schiera di tirapiedi.

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