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Terremoti

La giornata del 30 settembre ha avuto, giornalisticamente parlando, come principale soggetto: i terremoti.
Partiamo da lontano:

Tsunami a Samoa (un terremoto sottomarino = 4 onde anomale): decine di villaggi rasi al suolo, ambienti paradisiaci devastati e, come in Indonesia, centinaia di morti e dispersi.

Terremoto in Indonesia: più di mille di morti, molti corpi ancora da recuperare.

Terremoto nel centrodestra italiano: il Premier, dopo aver consegnato 400 nuovi alloggi ai terremotati abruzzesi ha generato un terremoto politico in Veneto, confermando, seppur in maniera informale, Galan come candidato Presidente alle prossime Elezioni regionali. 

Senza smentire il campanilismo di cui mi fregio, tratterò unicamente il terremoto con epicentro a me più vicino, quello del Veneto. 
L’annuncio che Galan sarà il prossimo candidato alle regionali in Veneto, come prevedibile, non è stato preso molto di buon grado dalla dirigenza del Carroccio che contava di mettere alla guida dell’ex repubblica uno dei suoi purosangue: Luca Zaia, attuale ministro delle Politiche agricole e forestali oppure Flavio Tosi, attuale Sindaco di Verona. La presenza di un leghista alla guida di Palazzo Balbi era qualcosa che, fin da ieri mattina, davano tutti (o quasi) per scontato; vuoi per le voci sugli accordi “regionali” tra il Cavaliere e il Senatùr che da mesi circolavano, vuoi per il fatto che Galan stia terminando il suo terzo mandato come Presidente e affidargli il quarto consoliderebbe uno strapotere politico che sarebbe inusuale persino in meridione, vuoi che, anche se il PDL ha battuto di un soffio la Lega Nord alle Europee, i sondaggi danno il Partito di Bossi diversi punti sopra al Popolo della Libertà.
Per quanto il tiro mancino del Cavaliere mi urti non poco, devo riconoscere che tutto ciò apre scenari molto interessanti. I colpi bassi, di scena e le previsioni elettorali si sprecheranno.
La Legge elettorale per la Regione Veneto prevede che la coalizione che appoggia il candidato Presidente vincente, conquista il 60% dei seggi (37 si 60), quindi, se PDL e Lega dovessero correre separati, ci sarebbero tre possibili diversi epiloghi:
  1. La Lega Nord (36% nei sondaggi) vince con Tosi o Zaia Presidenti, PD e PDL all’opposizione, sai che ridere… 
  2. Il PDL vince con Galan, Lega Nord e PD all’opposizione, Galan diventerebbe il Gheddafi del Veneto. 
  3. Vince il PD, sono cazzi amari per tutti! 
Paradossalmente, in una delle regioni dove il PDL e la Lega fanno da padroni, il ruolo determinante potrebbe spettare a un partito minore, l’UDC, che venderebbe a caro prezzo il suo 6,36%. Infatti, chi riesce a portare dalla sua parte il partito di Casini, compreso il PD, ha ottime possibilità di vincere. Sappiamo però che i rapporti tra Lega e UDC sono sempre stati pessimi, cosa che non si può dire per Galan che, invece, ha ottimi rapporti con il Segretario regionale, De Poli.
Un’altra interessante incognita potrebbe essere rappresentata dal Partito Democratico la cui ala centrista, pur di fare le scarpe al Carroccio, sarebbe ben lieta di votare per un Galan quarter. Per loro perdere con il 25% o con il 20% cambia poco ma tenere la Lega fuori dal Governo Veneto non avrebbe prezzo.
Insomma, una bella gatta da pelare e tutto senza considerare che gli strascichi di una rottura tra i due principali partiti di centrodestra arriverebbero fino ai palazzi romani, aggiungendo tensioni inutili e veicolando le energie di Governo e Parlamento nella direzione sbagliata.
Per fortuna quello che dice il premier può essere smentito dallo stesso e non sarebbe la prima volta che Berlusconi ritratta sensibilmente quello che il giorno prima era considerato un editto.
Confido che la solita chiacchierata tra Umberto e Silvio sistemi il tutto. In caso contrario, guerra sia…

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