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Mogli e bit dei paesi tuoi

Oggi su facebook sono stato infastidito da una nuova pubblicità di un sito per incontri. Si chiama muslima.com e, come probabilmente avete intuito dalla foto, è riservato ad un utenza islamica. Dopo una breve indagine, ho scoperto che dietro il sito non si cela la solita associazione islamica che cerca di trasportare i precetti coranici sul web, come avvenne con i motori di ricerca imhalal.com, (vedi post “Perle ai porci“) muslumanoogle.com e altri siti riservati o comunque progettati per maomettiani. A realizzare e gestire il portale è stata la Cupid Media, un’azienda australiana che da più di dieci anni realizza siti di incontri.
«E allora?» direte voi. «Che differenza fa? Qual’è il punto?»
Beh, il punto è che se fosse stata la trovata dei soliti “pseudo fanatici religiosi v2.0” che si sbattono per non far mischiare i musulmani con i miscredenti, la cosa avrebbe avuto poco seguito e sarebbe sfumata. Il fatto però che il portale porti la firma di un’azienda specializzata in siti di incontri significa che l’idea ha mercato. Ergo c’è una considerevole quota di musulmani che non considera neanche l’idea di sposare o uscire con una persona non musulmana. Se a questo sommiamo la nascita in Europa di assicurazioni auto, banche, scuole, eccetera, tutte riservate agli islamici appare evidente come alcune tipologie di immigrati stiano, a tutti gli effetti, fondando delle società parallele, culturalmente impermeabili, all’interno della nostra. Società fortemente ispirate dai sistemi dei paesi di provenienza; il risultato è un sorta di modello socio-culturale parassitizzante, ben lieto di attingere a piene mani dai modelli europei quando si tratta di risorse sociali, welfare, libertà individuali e diritti ma che non accetta in alcun modo di farsi influenzare intellettualmente e culturalmente. Poco importa agli immigrati in questione se il pacchetto di diritti ai quali si possono appellare non appena posano piede in Europa sia l’essenza del modello autoctono. Possono rimanere ottusi e ignoranti, arroccarsi sulle proprie posizioni, conservare le proprie usanze (per tribali che siano), rifiutare il confronto intellettuale e il pluralismo, giovando comunque del succitato pacchetto. Non hanno bisogno di evolversi, per loro è un po’ come essere rimasti a casa e aver vinto la lotteria. Non è un caso che negli ultimi due secoli tutte le riforme progressiste e laiciste avvenute nei paesi a maggioranza islamica sono state calate dall’alto, con la forza tipica delle dittature (vedi post “Inversione di Marcia“). Certi popoli sono culturalmente ottusi e conservatori: dare loro delle libertà per le quali non hanno combattuto serve solo a svilirle.
Il mercato, che a differenza della politica non ha i paraocchi, ha preso coscienza della realtà e vi si è adatto. Muslima.com è solo un esempio tra tanti, basta vedere la pubblicità degli operatori telefonici sugli autobus per averne riprova di quanto sostengo. È triste ammetterlo ma il mercato, ancora una volta, si è dimostrato essere la cartina tornasole più affidabile di tutti, esso rispecchia le tendenze e le mutazioni assai meglio degli studi sociologici, antropologici, politici, ecc.
In questo post (non certo il migliore) non si dice nulla di nuovo, lo sanno anche i sassi che gli islamici, i cinesi e altre etnoculture di importazione sono profondamente endogeni o omogenici (si riproducono solo all’interno del loro ambito). Scrivo queste poche righe dopo mesi di silenzio solamente per stimolare i neuroni dei sostenitori del melting pot, di chi ancora crede nella pacifica convivenza dei popoli nei medisimi spazi sociali, nel reciproco arricchimento culturale, nella valorizzazione delle differenze e altre utopie del genere.

La Cassazione condanna Tosi

I fatti risalgono al lontano 2001 quando Tosi era Consigliere Regionale in Veneto e promosse una raccolta firme per chiedere lo sgombero di un Campo nomadi abusivo a Verona.

Ripercorriamo brevemente i passi della vicenda: (fonte Wikipedia)
Nel 2001 Flavio Tosi viene rinviato a giudizio su accusa del PM veronese Guido Papalia per aver violato la legge Mancino ai danni di cittadini di etnia rom e sinti.
Nell’agosto 2001 venne organizzata, dalla Lega Nord di Verona, una campagna di protesta contro un campo nomadi abusivo intitolata “Firma anche tu per mandare via
gli zingari dalla nostra città”. Gli organizzatori (Flavio Tosi, Barbara Tosi, Matteo Bragantini, Enrico Corsi e Maurizio Filippi) vennero accusati di avere organizzato una campagna firme razzista.
In primo grado, nel 2005, vennero condannati a sei mesi di reclusione e a tre anni di interdizione a partecipare ad elezioni politiche ed amministrative.
A tutti gli imputati veniva riconosciuta la sospensione condizionale della pena. La sentenza condanna altresì gli imputati a rifondere le parti civili costiutuite del danno subito.
Le motivazioni della sentenza di condanna adducono al fatto che gli imputato hanno «diffuso idee fondate sulla superiorità e sull’odio razziale ed etnico e incitato i pubblici amministratori competenti a commettere atti di discriminazione per motivi razziali ed etnici e conseguentemente creato un concreto turbamento alla coesistenza pacifica dei vari gruppi etnici nel contesto sociale al quale il messaggio era indirizzato.»

Il 30 gennaio 2007 si svolgeva a Venezia il processo d’appello. Il giudice riduceva le pene, assolvendo i leghisti dall’accusa di “istigazione alla discriminazione” perché il fatto non sussiste, pur confermando la condanna per aver organizzato una propaganda di idee fondate sull’odio e sulla superiorità etnica e razziale. La Corte, infatti, riteneva che la petizione promossa dagli imputati fosse di per sé lecita, ma riconosceva che la campagna media
tica promossa diffondesse idee fondate sulla superiorità e sull’odio razziale. All’attenzione dei Giudici di secondo grado venivano, in primo luogo, i manifesti che recavano gli slogans “firma anche tu per mandare via gli zingari”, “no ai campi nomadi. Sabato 15 settembre firma anche tu per mandare via gli zingari”, “via gli zingari da casa nostra”.
I mesi di reclusione venivano, di conseguenza, ridotti da sei a due.

Il 13 dicembre 2007 la Cassazione annullava la sentenza d’appello ritenendola carente sotto il profilo motivazionale, rinviando Tosi e gli altri imputati a nuovo giudizio.

Il 20 ottobre 2008 la corte d’appello di Venezia ha confermato la condanna di Tosi e degli altri imputati a due mesi di reclusione, pena sospesa. La Corte si è riservata sessanta giorni per il deposito della motivazione. Tosi ha annunciato l’intenzione di ricorrere in Cassazione.

E’ dell’11 luglio 2009 la notizia che Flavio Tosi è stato condannato in Cassazione a due mesi, con sospesione condizionale della pena, per propaganda di idee razziste.

Che dire? Non è un novità che in Italia la libertà di parola sia diritto di pochi, come non è una novità che i giudici interpretino le leggi a loro piacimento.
Durante le vicissitudini oggetto del processo, il Sindaco di Verona, assieme ai coimputati militanti ed eletti del Carroccio, dichiarò che gli zingari erano soliti sfruttare i loro figli, mandandoli a fare accattonaggio e che dove arrivavano loro si verificavano sistematicamente dei furti ed era quindi dovere delle Amministrazioni locali disincentivare la loro permanenza sul territorio. Sfido chiunque, di qualsiasi orientamento politico, a smentire quando dichiarato dall’esponente del Carroccio e se qualcuno dovesse dissentire sull’ultima affermazione, gli auguro che una roulotte gli parcheggi sotto casa.
Sintetizzando, grazie a quel democristiano meridionale di Nicola Mancino, nel nostro Paese dire la verità o esprimere un’opinione può essere reato, punito con il carcere.
Leggendo la vicissitudine in chiave politica appare chiaro il tentativo della sinistra veneta di escludere Tosi dal confronto democratico, un tentativo goffo e inutile a giudicare dal seguito che la carriera del politico veronese ha avuto. L’esponente del Carroccio, infatti, quando si ricandidò al Consiglio Regionale del Veneto, prese la bellezza di 28000 preferenze, un record assoluto. Due anni dopo lo stesso Tosi strappò la città di Verona al centrosinistra, umiliandolo al primo turno con un 60,7%. La riconferma della condanna da parte della Cassazione rappresenta un ultimo, disperato tentativo del centrosinistra di arginare il fenomeno LEGA che sta già guardando con ottimismo alla Presidenza della Regione Veneto. Non ho ben capito, leggendo le agenzie, se la condanna definitiva preveda anche l’esclusione degli imputati dall’attività democratica. In entrambi i casi la Liga Veneta sarà senz’altro in grado di proporre un ottimo candidato.
A proposito di Giustizia all’italiana, vi ricordate di Marco Ahmetovic?

Lo Zingaro, già incriminato per rapina, che ubriaco alla guida di un furgone ha spalmato quattro ragazzini sull’asfalto? È stato condannato a 6 anni e 6 mesi di reclusione. Naturalmente, siccome in Italia non si può discriminare nessuno ad eccezione, ovviamente, degli italiani, sta scontando la pena agli arresti domiciliari, che essendo un nomade, significa in un residence. Ora è in galera, ma solo perchè ha violato le limitazioni dei domiciliari.
Soffermandoci un secondo sul significato di razzismo, mi chiedo cosa centri con la vicenda di Tosi. Come hanno motivato i giudici la loro decisione?
Non sono i cromosomi dei Sinti e dei Rom la causa dei problemi che si trascinano dietro. Più che verso il loro patrimonio genetico, punterei piuttosto il dito verso il loro patrimonio culturale. Non sono i loro geni impazziti che mandano gli zingarelli negli appartamenti bensì i loro genitori. Mi chiedo per quale motivo non si possa discriminare un’etnia se ad essa siano palesemente riconducibili certi comportamenti che, dovete ammetterlo, sono parte integrante del loro bagaglio culturale.

Matteo Salvini

L’Italia è proprio un paese povero, culturalmente s’intende e, complice quello che sapete, il buonismo, il perbenismo e l’ipocrisia fanno da padroni.

Salvini è merce rara, una mosca bianca (o bianco-verde), un politico atipico che, ovunque lo metti, si scosta dal gregge e non perché voglia apparire, ma solo perché è coerente con se stesso e, a differenza delle maggior parte dei politici, scommetto che non ha alcun problema con la propria coscienza e quando posa la testa sul cuscino, dorme come un pupo.
Matteo non ha peli sulla lingua, dice quello che pensa e pensa quello che dice (e sappiamo tutti che in politica questo atteggiamento non è solito premiare). È il degno rappresentante di quell’elettorato che non ha paura delle proprie idee e delle proprie posizioni, di quei cittadini che preferiscono essere politicamente scorretti e un filo intolleranti che chinare il capo di fronte all’ennesimo sopruso istituzionalizzato o meno.
Quando, qualche mese fa, il Consigliere Comunale di Milano fece la sparata sui posti riservati ai milanesi sul metrò, un’eco di critiche e insulti si è alzata bipartisan contro di lui, gli esponenti politici si dissero esterefatti, insultati e sgomenti dall’esternazione del deputato leghista. A differenza, forse, di quei milanesi, che ogni mattina prendono il metrò; di quelle vecchiette che si devono reggere forte ai manici delle carrozza perché i posti a sedere sono sistematicamente occupati da stranieri che, forti dei diritti che siamo soliti concedere a tutti, si sentono i padroni di casa, quando la casa l’abbiamo costruita noi.
La colpa non è loro, ma nostra: è proprio a causa della quasi totale assenza di cittadini e politici come Salvini che la situazione è degenerata e i milanesi devono viaggiare in piedi perché non sia mai che priviamo Mohamed di un diritto che le passate generazioni hanno contribuito a garantire alla nostra.
Ciò che emerge dai cori di Salvini a Pontida è il campanilismo, quello popolare, niente più. Ogni altra lettura è faziosa e ipocrita, perché queste sono l’Italia e la Padania. Per esempio, in Sicilia c’è un fortissimo campanilismo tra Palermo e Catania, a in ogni dove dell’Isola ci sono cori contro il paese o la città vicina. Semplici espressioni tipiche di una cultura campanilistica che però è ben lontana dal razzismo.
Cosa ha fatto Salvini in definitiva? Niente di quanto non succeda quotidianamente in qualsiasi parte della penisola dei popoli, dei campanilismi e delle curve degli stadi. Ma si sa, in questo malato paese, un politico non può essere una persona normale, una persona di popolo, che ad una festa, dopo una birra, intona un simpatico e divertente coro.
Preferiamo forse il modello Radical Chic? Dove la classe dirigente guida il corteo in modo ordinato, con toni pacati e slogan “politically correct” mentre la militanza qualche centinaio di metri più indietro mette a ferro e fuoco la città cantano 10, 100, 1000 Nasiriya.
La Lega è diversa, eccome! Se un eletto leghista non si comporta in modo coerente, rischia assai più di non essere rivotato, alla prossima festa padana che presiede se la dovrebbe vedere con i militanti, rischiando di prendere una raffica di democratici schiaffoni. Quando si dice “Democrazia partecipata”.
Sulle principali testate giornalistiche e quotidiani si parla già di dimissioni di Salvini associandole alla pubblicazione in rete del video incriminato; in realtà la decisione è antecedente, Matteo partirà, infatti, alla volta del Parlamento europeo ed essendo le due cariche incopatibili ha rassegnato le dimissioni dalla Camera dei Deputati.
Certi che il neo eletto Eurodeputato rimarrà fedele al suo stile e alla sua natura anche dai banchi di Bruxelles, siamo ad augurargli buon lavoro.